Trattamento dei dati personali

17 novembre 2023

Con  la Sentenza della Corte di Giustizia dell'UE, nella causa C-333/22 | Ligue des droits humains (Verifica del trattamento dei dati da parte dell’autorita` di controllo), e'stato precisato,  che le decisioni adottate da un’autorita` di controllo nell’ambito dell’esercizio indiretto dei diritti dell’interessato sono giuridicamente vincolanti.

Un cittadino ha chiesto all’autorita` nazionale di sicurezza belga di rilasciargli, a fini professionali, un nulla osta di sicurezza. Tale documento gli e` stato negato con la motivazione che egli aveva partecipato ad alcune manifestazioni. Invocando il diritto di accesso ai propri dati, tale cittadino si e` rivolto all’Organo di controllo delle informazioni di polizia, il quale gli ha colunicato che egli disponeva soltanto di un accesso indiretto e che l’organo stesso avrebbe verificato la legittimita` del trattamento dei suoi dati. Tuttavia, al termine di tale verifica, come consentito dalla legge belga, detto organo si e` limitato a rispondergli di aver eseguito le verifiche necessarie. Tale cittadino ha quindi proposto un ricorso giurisdizionale dinanzi al giudice di primo grado, il quale si e` dichiarato incompetente per materia.

La Corte d’appello di Bruxelles (Belgio), adita dall’interessato e dalla Ligue des droits humains (Lega dei diritti umani), chiede alla Corte di giustizia se il diritto dell’Unione imponga agli Stati membri di prevedere che la persona interessata dal trattamento dei suoi dati possa impugnare la decisione dell’autorita` di controllo qualora quest’ultima eserciti i diritti di detta persona con riguardo al trattamento di cui trattasi.

La Corte considera che, informando l’interessato dell’esito delle verifiche, l’autorita` di controllo competente adotta una decisione giuridicamente vincolante. Tale decisione deve poter essere oggetto di ricorso affinche´ l’interessato possa contestare la valutazione compiuta dall’autorita` di controllo sulla legittimita` del trattamento di dati e sulla decisione di esercitare o meno i poteri correttivi.

La Corte rileva che il diritto dell’Unione impone all’autorita` di controllo di informare l’interessato, «perlomeno, di aver eseguito tutte le verifiche necessarie o un riesame» e del suo «diritto di proporre ricorso giurisdizionale». Qualora non vi ostino gli obiettivi di interesse pubblico, gli Stati membri devono tuttavia prevedere che l’informazione dell’interessato possa andare oltre tali informazioni minime affinche´ quest’ultimo sia posto in condizione di difendere i propri diritti e di decidere se adire o meno il giudice competente.

Inoltre, nei casi in cui l’informazione cosi` fornita all’interessato sia stata limitata allo stretto necessario, gli Stati membri devono garantire che il giudice competente, al fine di verificare la fondatezza dei motivi che hanno giustificato una siffatta limitazione di tali informazioni, possa effettuare un bilanciamento tra gli obiettivi di interesse pubblico perseguiti (sicurezza nazionale, prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati) e la necessita` di garantire ai cittadini il rispetto dei loro diritti procedurali. Nell’ambito di tale controllo giurisdizionale, le norme nazionali devono consentire al giudice di prendere conoscenza della motivazione e degli elementi di prova all’origine della decisione dell’autorita` di controllo, ma anche delle conclusioni che essa ne ha.

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